Archivio 2026
Norris batte Hamilton per dodici millesimi all’Hungaroring, e il giro si decide in centottanta metri
La prima pole del 2026 di Lando Norris e la prima vittoria dell’anno arrivano nello stesso weekend, contro un Lewis Hamilton che non parte davanti a tutti dal 2023 e che qui ha mancato l’aggancio per dodici millesimi. I ventiquattro tratti del giro dicono quattordici a dieci; il vantaggio cumulato dice che quasi tutto il margine nasce in una curva sola.
Lando Norris ha firmato all’Hungaroring la prima pole della sua stagione e ne ha fatto la prima vittoria, partito e arrivato primo. Il sabato l’ha deciso per 0,012 s su Lewis Hamilton: 1:17,207 contro 1:17,219.
Per Hamilton era la prima pole possibile da quella dell’Ungheria 2023, ed è rimasta possibile per dodici millesimi. Le libere del sabato mattina avevano già dato l’ordine: Norris davanti, Hamilton dietro di 0,117 s.
Un margine così sottile fa pensare a un giro deciso ovunque e da nessuna parte. La mappa dei ventiquattro tratti sembra confermarlo, quattordici a Norris e dieci a Hamilton, con 450 millesimi guadagnati da una parte e 438 dall’altra. Il vantaggio cumulato racconta un’altra storia.
Lungo il giro il vantaggio di Norris non cresce con regolarità: cresce a strappi, e uno è più ripido di tutti. Sta attorno alla curva sette e occupa poco più di centottanta metri, dove il guadagno vale 100 millesimi, otto volte il margine con cui il giro finirà.
Il massimo arriva più avanti, all’ingresso della curva dodici, dove Norris tocca 194 millesimi di vantaggio; da lì al traguardo Hamilton ne riprende quasi tutti, con la punta più alta in fondo al rettilineo, 333 km/h contro 331. All’inizio del giro era stato lui a stare davanti, per una manciata di millesimi fino alla prima curva.
Due cautele, prima. La sei e la sette condividono lo stesso apice e le contiamo una volta sola; le curve a doppio apice restano fuori dalla tesi, perché mostrano i divari più vistosi e sono le misure meno affidabili che abbiamo.
Alla curva sette il gesto si legge metro per metro. Norris attacca i freni 87 metri prima dell’apice, Hamilton a 84: chi frena prima, di norma, paga in velocità minima. Qui succede il contrario, perché all’apice la McLaren transita a 111 km/h e la Ferrari a 104. Poi la trazione fa il resto: gas pieno a 64 metri dall’apice contro 80, sedici prima.
Perché la vettura tenga quella velocità in appoggio non lo sappiamo. Carico, aderenza meccanica, assetto e temperatura della gomma non hanno un canale nei nostri dati, e assegnare il tratto a uno di essi sarebbe interpretazione, non misura. Sette km/h nel punto più lento di una curva di medio raggio sono coerenti con una vettura più appoggiata, e la frase finisce qui.
La domenica ha allargato il conto. Sui giri in bandiera verde, mediana per mediana, Norris gira in 1:24,5 e Hamilton in 1:24,7: 0,247 s al giro, venti volte il margine del sabato, e fra il primo e il decimo passano meno di due secondi.
Hamilton, in più, non è partito secondo: una penalità di tre posizioni lo ha spostato al quinto posto in griglia, e la gara l’ha corsa da lì. Carburante a bordo, mescola e mappe motore non passano dai nostri canali: il passo si confronta a gomma pari e basta, e la griglia la scrivono i commissari.
Il controllo arriva alla gara dopo, su un tracciato con curve di medio raggio in appoggio. Se la stessa McLaren arriva agli apici con la stessa velocità in più pur staccando prima, la lettura tiene. Se il divario si assottiglia fino al rumore fra due giri dello stesso pilota, il tratto ungherese era un giro sporco dell’altro.