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Norris fa la seconda pole di fila a Zandvoort, e la costruisce tutta nel tratto guidato
Diciotto pole in carriera, due consecutive, e una vettura che sul rettilineo perde da chi le sta dietro. Il sabato di Norris a Zandvoort si spiega in un chilometro e mezzo di curve concatenate, dove la McLaren guadagna quasi tre decimi e li difende fino al traguardo. Curva per curva, la velocità all’apice dice dove.
Lando Norris ha firmato a Zandvoort la diciottesima pole della carriera, la seconda di fila dopo Budapest, e l’ha strappata a George Russell per 0,102 s: 1:11,163 contro 1:11,265.
Le libere del venerdì, le uniche del weekend, avevano messo davanti Kimi Antonelli, il capoclassifica, con Norris e Russell appaiati a un decimo e poco più. Poi è arrivata la qualifica. Antonelli ha chiuso terzo, con il miglior ultimo settore della sessione.
Il cronometro dice che la pole non è un giro migliore ovunque. Russell vince il primo settore per 0,156 s e il terzo per 0,022, ed è suo il miglior primo parziale della sessione. Norris prende tutto nel secondo: 0,280 s in un chilometro e mezzo di curve senza un rettilineo vero, quasi tre decimi.
Il settore centrale è dove le velocità all’apice si separano. Alla curva sette Norris passa a 256 km/h contro i 247 di Russell; alla otto il vantaggio è di otto km/h, alla dieci di sei. Nelle curve lente del primo settore i due sono appaiati al km/h, e alla curva sei, la veloce che chiude quel tratto, è Russell a portare cinque km/h in più.
Il rettilineo dice il contrario. In fondo al dritto la Mercedes tocca 321 km/h, cinque più della McLaren, e infatti il primo settore e l’ultimo, dove l’allungo pesa, vanno a Russell. La traccia del vantaggio cumulato lo mostra: Russell davanti nei primi trecento metri abbondanti, fino a due decimi e oltre, poi il tratto guidato ribalta il segno e Norris arriva alla linea con il suo decimo.
Due vetture con due indoli, quindi. Una allunga, l’altra gira. Su questo tracciato, com’è fatto, pesa di più la seconda, e il conto lo chiude il settore centrale.
Prima della spiegazione viene il suo limite, e va detto coi canali che abbiamo. La velocità all’apice dice dove il tempo si sposta, non da che cosa: più carico, più aderenza meccanica, una gomma preparata meglio o una mano diversa in inserimento arrivano allo stesso numero, e il nostro feed non ha canali di carico, temperatura o erogazione per separarli. Nove km/h alla curva sette sono compatibili con una vettura che si appoggia meglio nel medio-veloce, e restano una lettura.
Sulla griglia il cronometro non decide, perché la griglia la scrive la classifica ufficiale, penalità comprese. Il decimo di Zandvoort ha pesato però più del previsto, perché la posizione presa il sabato Norris l’ha tenuta fino alla bandiera, partito e arrivato primo.
La verifica è a Monza. Lì il tratto guidato quasi non esiste e il giro è rettilineo per la maggior parte: se la McLaren perde lì quello che ha guadagnato qui, il decimo di Zandvoort era carico e non motore; se lo tiene, la lettura va rifatta.